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venerdì 29 novembre 2013

my own kind of reason I fell in love with each and every one of you



Non sto scrivendo questa cosa a tutti quanti, la sto scrivendo ad alcuni. Uno viaggia centinaia di parsec e passa anni nella stessa nave, e può succederti qualsiasi cosa, e se quella è la prima cosa che capisci, la seconda è che chi sta là dentro in qualche modo diventa famiglia tua. In qualche modo. 
Quindi sto scrivendo a John, a Sun, a Ed e Cortes, e a Schmidt e a Bolivar. A Sam Hale, anche, e ad André Vandoosler, perché li raggiunga dove stanno. A Red Wright perché lo aspetti quando uscirà dall'inferno di Fargate.
A questo punto, in un modo o nell'altro, tutti avranno capito che sto partendo per l'ultimo grande viaggio, e che se Dio me la manda buona, questa volta non torno. Tra qualcosa tipo sette mesi e mezzo avrò un figlio, e voglio che nasca dove sono nata io, e che mi veda provare a ricostruire qualcosa dove i nemici non hanno lasciato più nulla. 
Non è una lettera d'addio, è una dichiarazione d'intenti. Vi dirò quello che farò, perché se a un certo punto qualcosa andrà male, dovrete essere in grado di sapere dove venire a cercarmi e come ripigliarmi per i capelli, perché Dio mi sia testimone: non ho intenzione di crepare proprio adesso.  
Andrò a Safeport, per prima cosa, e vedrò di vendere il Devil's Den al migliore prezzo che riesco. Coi soldi che ci ricavo, insieme a quelli che mi sono messa da parte, comprerò il fertilizzante della Blue Sun, quello speciale che non siamo riusciti a rubare, a suo tempo. Lo farò portare a Shadetrack. Andrò a Saint Andrew, perché devo salutare il figlio di Red Wright, e andrò a Tauron, perché sto tornando a Shadetrack per ricostruirla, e non lo posso fare senza Sterling che aggiusta le cose, Ritter che aggiusta le persone, e i loro rumorosissimi figli che aggiustano l'anima. Se li conosco un po', verranno anche loro. Verrà anche Sharpe. Infilerò poi me, Acab e Shamrock (il cane e il cavallo vengono con me anche loro, ay) in un pozzo di Sanderson con cui supererò il confine. Se riuscirò ad arrivare a Hall Point, il grosso del viaggio sarà fatto e arrivare a casa sarà facile. Con il fertilizzante e qualcuno che sa usarlo, dovremmo riuscire a far rinascere almeno un piccolo pezzo di terra.  
Abbiate cura delle cose. Della guerra e di voi stessi, e poi l'uno dell'altro. Anche della Almost Home: so che tutti hanno sempre pensato fosse la mia nave, ma anche col mio nome sopra non è mai appartenuta a me. E' vostra ed è di tutti quelli che decidono di combattere. E' stata quasi-casa per un sacco di tempo, per me. Spero lo sarà sempre anche per voi.  
Mia madre diceva che un uomo può fare quello che vuole, ma se è un uomo giusto, farà quello che deve. Voi l'avete sempre saputo anche se non eravate figli di mia madre, e me l'avete ricordato quando io me lo stavo scordando. Vi sarò sempre grata, per questo.
Jack Rooster

martedì 8 ottobre 2013

my own kind of missing heads


Bullfinch, gli inizi di ottobre


E' notte e tra poco sarà l'alba. In un letto così stretto, Renee Bolivar è una presenza ingombrante. A ogni sussulto nel sonno conquista un centimetro di spazio in più, ma a lei non dispiace - non dormirebbe comunque -. Si è stesa su un fianco, con la schiena contro il muro e la testa sotto un braccio ripiegato. Ha chiuso gli occhi ogni tanto senza riuscire mai ad addormentarsi. Riaprirli e trovare lui le schiude le labbra ogni volta. Non gli ha ancora detto niente.

Il sonno di lui è profondo. Spogliato delle armi e dei vestiti, gli rimane la pelle tesa sui muscoli, le mani bendate e due giri attorno al collo. Il primo è una croce, il secondo è una zanna. Il sacrificio del figlio di Dio per l'anima degli uomini e la lotta per tenersi l'anima in corpo ancora un po' prima di riconsegnarla a quello stesso buon Dio.

Due giri anche per lei. Il primo è vecchio. Il secondo è nuovo e luminoso, ma comunque simile. Sono targhette militari con nomi diversi e gruppi sanguigni uguali. Rappresentano impegni presi, promesse disattese, sensi di colpa e speranze di rivalsa. Mentre passa le dita sulla croce d'oro prova a elaborare un ordine da utilizzare nel caso in cui gli alleati accettassero di trattare separatamente la riconsegna dei prigionieri, o dei loro corpi.

Prima i vivi, poi i morti. Di questo è sicura. Un po' più in basso, la questione diventa più difficile; seguire la scala gerarchica sarebbe ciò che il Comando le ordinerebbe di fare. Il primo ufficiale Wright per primo, il caporale Schmidt dopo, il soldato semplice John Shepherd per ultimo. Wolfwood le ha detto che alcuni generali considerano i loro uomini come dei numeri. Ne perdi uno, ne cerchi un altro. Ma prima di essere un ammiraglio confederato, Jack Rooster è stata un capitano di nave. Prima di essere un capitano di nave, è stata tenente a Serenity Valley, ed è a Serenity Valley che ha imparato che gli uomini con cui hai combattuto per anni sono più che soldati intercambiabili. Ogni morto nella valle del suo reggimento era una storia per cui aveva sperato in un lieto fine. Un po' di giustizia. Un ritorno a casa.

Quindi non pensa più al primo ufficiale, al cecchino competente o all'ufficiale operativo. Pensa invece al padre di famiglia, al ragazzo orfano e all'uomo che ha visto il suo pianeta distrutto. Pensa alla rabbia senza confini di Schmidt e al biasimo di Eolen, pensa a Sam e a come lo vorrebbe felice. Vorrebbe felice ognuno di loro. Li vorrebbe sereni.

Lui sembra sereno quando dorme. E' diverso da tutte le persone che conosce - Jack Rooster l'ha capito prima di pensarlo, e anche adesso non saprebbe dire cosa abbia di diverso. Non si rende conto che non c'è inferno negli occhi di Bolivar, non c'è rabbia malata e non c'è dolore esposto. Tutti gli uomini che conosce sono coacervi di odio e afflizione. Sono corrotti da ciò che hanno perso e ciò che vogliono sottrarre ai nemici; sono spietati come Schmidt o esausti come Sam, sono alla disperata, disorientata ricerca di redenzione come André o sono impenetrabili, come Red. Lui non è niente di tutto questo. E' ostinato, come tutti gli altri, ed è testardo, come tutti gli altri, ma non è danneggiato. Gli incubi non lo svegliano la notte. Non ha inferno negli occhi, Bolivar, la guerra non gli ha spezzato la schiena nonostante tutto.

Gli disegna sulla pelle il corso irregolare del Morgan River, lui si sveglia di soprassalto quando tocca all'insenatura a nord che gli arriva quasi fino alla clavicola. Jack, che è abituata a scatti brevi nel sonno, scivola di lato e lo lascia agitarsi qualche istante, mentre emerge disorientato dal sonno.

" 'em sorry, woke you up"

Lui si strofina la faccia e la trova nella penombra.

"Ain't na problem, ah"

Il cortex pad suona in quel preciso istante. Lei si spinge in avanti, fuori dalle coperte, verso il comodino ai piedi del letto, senza che tanta fretta sia spiegabile agli occhi di Bolivar. Un attimo dopo vede il profilo di un sorriso colarle fuori dalla bocca, illuminato dal bianco neutro del cortex pad.

"Any good news?" chiede. Lei gli torna stesa al fianco, i muscoli tutti sciolti.

"Aye - conferma - good news". 




you won't find him trying to chase the devil
for money, fame, for power, out of grief
you won't ever find him where the rest go
you'll find him next to me

sabato 3 agosto 2013

my own kind of fading courage




Bolivar è morto.

Ne è sicura - sono giorni che non pensa a nient'altro, dal momento esatto in cui il portellone della Leviathan si è richiuso alle sue spalle e lei non era a bordo. Il proiettile non era entrato nel cranio, ma il sangue a terra era più di quello che una persona può perdere senza morire. Muove i polsi anchilosati, li ruota, li tende, e l'unico risultato che ottiene è far avvicinare le corde alla carne un millimetro in più. Più ci pensa, più nel petto le si scioglie un grumo di rassegnazione. Se lo sente colare sulle costole e dentro i polmoni. Trasuda fin dentro le vene ogni volta che respira, contagia il sangue e dal sangue si fa trasportare fino ai capillari più sottili. Le fa venire sonno (non fa che dormire, non può fare nient'altro). Le portano da mangiare ogni giorno, tre volte al giorno, e lei mangia lentamente ogni cosa senza sentirne il sapore. Un uomo con un occhio bendato la guarda in silenzio per ore, annoiato e con lo sguardo pieno di diffidenza. Non parla, però, e Jack fa lo stesso. Impiega un'ora per finire ogni pasto, come se anche masticare e deglutire fosse diventata una pericolosa professione di intenti. Mangia per inerzia. Ogni tanto, la notte, quando prende due pasticche invece di una sola e il sonno diventa più pesante, si riscuote violentemente dagli incubi e passa infiniti momenti a ricacciare in gola il vomito. 

Nel complesso è in salute, comunque. La trattano bene, meglio di quanto lei tratterebbe loro a parti invertite. Non essere scossa, colpita o insultata è - incredibilmente - ciò che le ha permesso di scivolare nella comodità dell'alienazione. Quando è sveglia, impiega il grosso dei propri sforzi a pensare a dettagli irrilevanti di ciò che la circonda. Guarda spesso le scarpe dell'uomo con la benda. Ne percorre con gli occhi le cuciture e immagina una mano sottile che, con ago e filo, ne cuce insieme i pezzi punto dopo punto. 

Bolivar è morto e io mi sono consegnata in cambio di un cadavere.

Sam aveva ragione. Forse non è così, forse Sam non voleva dire questo, ma nella sua mente i ricordi si confondono e si coalizzano contro di lei. Non puoi mantenere la lucidità se dormi con un membro dell'equipaggio: è sbagliato e prima o poi ti presenterà il conto. Nel buio, Jack si stende con la schiena sul materasso sottile e cerca con le mani giunte la targhetta militare che ha sotto i vestiti. La stringe nei palmi e poi la fa scivolare vicino al volto. E' caldo e non arriva aria a sufficienza: una patina di sudore le copre la fronte, ma il piatto metallico della piastrina è fresco. Passa la bocca sulle fessure che compongono le lettere. Le legge con le labbra e raccoglie un leggero sapore di ferro che le è familiare. Se si mordesse molto forte il labbro, potrebbe far raggrumare il sangue. Ci rinuncia.

Si concentra invece su altri dettagli inutili: sulla torta di mele di sua madre. Spazza via frettolosamente ricordi come il profumo delle mele cotte e l'ostinazione con cui lei e Cain si scottavano la lingua ogni volta perché non aspettavano abbastanza per far raffreddare il ripieno. Getta gli occhi all'indietro e pensa invece alle proporzioni tra gli ingredienti (potevo lasciare indietro il corpo e ritirare), ai tempi e ai modi di cottura (sarebbe morto ugualmente ma io sarei sopravvissuta), al giusto trattamento delle mele da mettere nell'impasto (avrei dovuto dire che Roscoe non fa scambi e che potrebbero anche prendere Dio in persona, Black e i suoi due sgherri marciranno in prigione), a dove trovare gli strumenti per setacciare la farina (io marcirò sotto terra straniera). 

Bolivar è morto e io mi sono consegnata per non doverlo seppellire.

Avrebbe compiuto trentadue anni oggi. E' sopravvissuto alla guerra di resistenza su Blackrock e a Serenity Valley - pochi sono sopravvissuti a Serenity Valley -, ed è morto ammazzato dalla pistola di un criminale comune. Se ognuno ha il proprio nome scolpito su un proiettile, pensa Jack, Renee Bolivar avrebbe potuto vivere una lunga vita senza doverlo mai incontrare. Il suo posto era in groppa ai tori da rodeo, e se ci fosse rimasto avrebbe comunque potuto vivere su Bullfinch libero. Si strofina gli occhi nascosta dietro il quarto di tenda che le è stato concesso come bagno, uno alla volta perché non può separare le mani. Il petto le si appesantisce tanto da premerla sempre più in basso. La trascina a fondo, le riempie lo stomaco di panico silenzioso. Nel tubetto di analgesici ci sono ancora dieci pasticche. Basterebbero. Se le rovescia sul palmo della mano, le conta di nuovo, le preme sulle labbra chiuse mentre l'uomo con la benda la esorta a darsi una mossa. 

Bolivar è morto ed è colpa mia, trova la sua eco nel cervello e si spande. Cain aveva trentacinque anni quando una granata gli ha stanato la vita dal corpo, e lei ne ha trentatré ora che vorrebbe strapparsi i capelli solo per ravvedersi del più grande errore che ha compiuto da trent'anni a questa parte - pensare che le cose sarebbero potute migliorare. 

Manda giù una sola pillola, le altre le rimette nel tubetto. Sua madre non aveva pietà dei suicidi, e lei non vuole pensarla delusa. Sono le otto di mattina e fa caldo; qualcuno entra con la colazione. Lei la consuma in silenzio mentre l'uomo con la benda la controlla. Torna a pensare ai dettagli.





Do what's easy
steal every red cent out of the wishing well
smoke cigarettes ‘til your chest rattles like hell
just do what's easy

Waste every evening 
don't ever read and don't ever write
never leave home and get drunk every night
just do what's easy

Hate completely
let every wall feel the force of your fist
forget your debts cause forgiveness exists 
just do what's easy

martedì 28 maggio 2013

my own kind of forgiveness




"Mi dispiace".

Lo sussurra piano, al buio. Intreccia i piedi con i suoi come quando era bambina e ne riscopre le mani ruvide. Ne conta le dita e le preme sulle sue, in cerca di corrispondenze. Sono calde, solide come quelle di una quercia. Tiene gli occhi aperti, ma non riesce a vederne il volto. Sa che è ancora viva, però: il respiro leggero si ritma sul sonno. Respira anche lei pianissimo, nel timore di svegliarla. Senza voce, raccoglie sulle labbra i nodi luminosi di un pensiero disordinato, che si piega e si rigira su se stesso.

Ho molte colpe. Ho perso la guerra, innanzi tutto. Ho promesso che avrei difeso tutti voi, e non sono riuscita neanche a difendere me stessa. Ti ho tradito ogni volta che ho bestemmiato invece di pregare, e ti ho ucciso ogni volta che ho preferito vendicare i morti piuttosto che proteggere i vivi. L'ho fatto molte volte.

Il corpo le si chiude, la guancia scivola su lenzuola di lino bianco. Il profumo che avevano quando erano ancora umide e le portavano nei cesti dal lavatoio fino a casa, stendendole sul retro. Il vento le faceva gonfiare come vele sugli alberi maestri, e loro le usavano per nascondersi e rincorrersi. Toccarle con le mani era proibito. Allora le sfiorava con la fronte, mentre nessuno guardava, e trovava così sollievo dal caldo.

Ma non la prima. La prima ti hanno ucciso loro, e per sempre. Quando tornai, Chris mi strinse le braccia fino a farmi male e mi disse che non avrei potuto farci nulla neanche se ci fossi stata. Se avessi una figlia, vorrei che fosse lei a raccogliere le mie ultime parole, a chiudermi gli occhi. Vorrei che fosse la prima a gettare un pugno di terra sulla mia tomba e l'ultima a lasciarla dopo il funerale. Vorrei che scegliesse lei l'abito con cui verrò sepolta.

Venticinque anni prima, mani solide l'avevano costretta nel vestito della Domenica. Mentre si faceva annodare i capelli neri in una treccia, Jack raccontò di come la madre dei Barclay aveva conosciuto suo marito, l'amore della sua vita, e le chiese perché lei non avesse mai trovato il suo.

Vorrei dirti che lo faccio per qualcuno, che vedo il senso di ogni cosa. Che tutto si allinea e si compone nelle miglia che devo ancora percorrere. Vorrei dirti che lo faccio perché è giusto e non per il rispetto di John, per i miei doveri militari da ammiraglio, per le promesse che non smetto mai di fare, anche quando so di non poter mantenerle. Non c'è niente di giusto nell'uccidere altre persone. Me lo ricordo, nonostante tutto. Mi ricordo di quando mi pizzicavi le braccia perché ascoltassi il pastore che a messa parlava di perdono.

Ma parlava anche di guerra. L'ultima messa l'avevano sentita insieme; il pastore aveva indicato tutti i giovani pronti a partire, pregando per la loro vittoria e la loro salute. Jack aveva alzato lo sguardo mentre tutti mormoravano benedizioni col capo chino. Aveva cercato il viso amico di Chris dall'altra parte delle panche, dove sedevano gli uomini. Si scambiavano promesse con gli occhi, sicuri di essere destinati a rimanere eternamente giovani.

Ti ho vista l'ultima volta quasi dieci anni fa, ed è ancora difficile pensare alla mia vita di cui tu non sai niente. Questi sconosciuti che sono tutti la mia vita. Ti piacerebbe il modo in cui Sam china il capo a tavola prima di iniziare a cenare e l'ostinazione incosciente di Sun a fidarsi del prossimo anche quando le punta una pistola carica in mezzo agli occhi. A Sterling toglieresti il whisky tutti i giorni, a Edwards legheresti i capelli. Wright, lui no. Un uomo deve mettere da parte l'orgoglio e stare con la sua famiglia, diresti così. Un uomo deve proteggerla. Ma sono una famiglia anche loro, anche loro meritano protezione.

Un giorno cadde per terra. Tese le mani verso l'alto, ma lei non si piegò per raccoglierla. Invece fece un passo indietro e si chinò sulle caviglie, lisciandosi sulle ginocchia la gonna profumata di paglia. E mentre piangeva, lei sollevò un dito per richiamarne l'attenzione. "Un respiro profondo..." le disse, e ne accompagnò i polmoni. "E ci si rialza". Si rialzò da sola.

Non merito perdono anche io, allora, per ciò che ho fatto e ciò che sto per fare? Per aver promesso di tornare con lui ed essere tornata da sola, quando era troppo tardi? Per aver perso, per aver scelto di vivere questa follia per il resto della mia vita. Per la debolezza, quando ho visto Sweet Waters distrutta e ho preferito abbandonarla invece di accoglierla così com'era, come lei aveva accolto me per più di vent'anni? Per ogni bugia che ho detto, per ogni persona che ho allontanato, per essere sopravvissuta alla guerra che ha ucciso tutti. Perché non tutti sono miei fratelli e mie sorelle, come dice ogni volta Andrè. Andrè, di lui che avresti pensato? Un ladro di cavalli, figlio di ladri di cavalli. Siamo un vetro in pezzi, e non sono io la persona in grado di tenerli insieme.

Si stupì di non trovare fiori sulla sua tomba. Lo disse a voce alta e Chris le rispose che non c'era più terra buona perché vi crescessero i fiori. I pochi lotti sopravvissuti al diserbante erano sfruttati per la coltivazione intensiva di grano, perlopiù. Lei stessa aveva le mani vuote. Non possedeva più niente, non diceva più niente. Non si sforzò neanche di pregare. Lasciò la tomba di sua madre spoglia e muta.

Non mi illudo di star compiendo giustizia, no. La Giustizia è solo quella della fine, ed è di Dio, non degli uomini. Non ti dirò neanche che è bene. E' un pareggiamento dei conti, tutto qui. Incompleto, ingiusto, ma necessario. L'unico perdono che voglio è il tuo, perché di nuovo sto agendo per i morti più che per i vivi. Perdonami oggi per ieri e per domani. Per le volte che ti ho ucciso e le persone che ucciderò. Perché ho perso Cain alla fine. L'ho perso oggi, quattro anni fa.

Chiude le mani per stringere le sue e farla svegliare, ma afferra solo il vuoto. Apre gli occhi all'improvviso, nella penombra del dormitorio vede solo altri letti vuoti. Eir è ancora sveglia, difficilmente dormirà. La gamba le fa male. Manda giù tre pasticche. Una per ogni augurio, per ogni ora di sonno senza sogni.


Alla fine solo tre cose rimangono: fede, speranza e amore. Ma l'amore è la più grande di tutte.




martedì 14 maggio 2013

my own kind of will


E' un pod di salvataggio immerso nel buio. Lei rigira tra le dita la targhetta militare, e ogni tanto la sfiora con le labbra. Mancano sei ore, poi l'ossigeno terminerà. Fissa la targhetta tra le mani che stringe forte. Lo spazio è buio e profondo, e il pod di salvataggio continua a mandare il costante e vano segnale di soccorso. Si tampona la tempia con la manica della camicia: il sangue si è fermato quasi del tutto. Guarda gli indicatori. Chiude gli occhi e respira più a fondo, pentendosene un attimo dopo. 

Mancano tre ore. Lei scuote il capo e attiva il sistema di registrazione vocale interno. Un upgrade dei pod di salvataggio più performanti. In gergo lo chiamano il testamento, perché sono le ultime cose che una persona pronuncia prima di morire soffocata. Avvia la registrazione, lascia il suo testamento mentre è ancora in grado di discernere ciò che può dire o meno, nel caso in cui fossero gli alleati a recuperare il pod. Finita la registrazione, pochi minuti dopo, aspetta.

Mancano cinquantadue minuti, inizia a sentirsi la testa pesante. L'orizzonte è buio e vuoto. Tira fuori dalla fondina ascellare uno dei due revolver, controlla i colpi. Pensa che non morirà soffocata come un animale stretto alla gola. Non è una morte dignitosa. Sarà lei a farlo, quando sarà il momento. 

Mancano ventuno minuti. Ha sonno, riesce a stento a tenere gli occhi aperti. Le scivola la pistola dalle mani. L'ultimo pensiero compiuto che le attraversa la mente è che avrebbe dovuto lasciarsi esplodere con la nave, andare a fondo con lei. Una morte rapida, nucleare. La gelida dignità di non lasciarsi dietro un corpo sconfitto in una posa scomposta e indecente. Si addormenta senza volerlo. 

* * *

"Sono il capitano Jack Rooster, sesto reggimento dell'armata indipendentista in tempo di guerra, truppe di terra, grado di congedo: tenente. Sono nata su Shadetrack il dieci aprile duemilaquattrocentottantadue, a Sweet Waters, e mi sono arruolata nel duemilacinquecentosei, all'inizio della guerra. L'ho finita a Serenity Valley. L'Alleanza ha bombardato il mio pianeta uccidendo mia madre, mio zio e i miei amici, trasformando un mondo verde e rigoglioso in una wasteland senza speranza di ripresa. Mio fratello è stato ucciso a Serenity Valley, Hera. Nel duemilacinquecentotredici ho deciso, nel pieno delle mie facoltà, di prendere le armi e combattere il nemico. L'ho fatto per la memoria dei miei cari e il futuro dei nostri figli, che nascono oggi soggiogati ad un potere che non ha diritto di esistere nell'outer-rim. Se potessi tornare indietro, farei lo stesso. Prego affinché i miei compagni e la mia gente non si lascino scoraggiare dalla mia sconfitta: siamo in guerra e io non sono più di un semplice soldato caduto. Tra di voi, tra coloro che non vogliono più essere schiavi dei criminali che ci hanno invaso e conquistato riducendo le nostre terre in ginocchio, si trovano coloro che ci libereranno. Dio porta il suo messaggio attraverso le bocche più inattese. Chi vincerà la guerra potrebbe essere chiunque di voi. Che sia un orfano di Boros o un macchinista di Safeport. Il figlio di un predicatore di Shijie, un contrabbandiere di Polaris, una giovane di Bullfinch, un meccanico di Maracay. Ed è per questo che non piegherete mai il rim, anche se farete di tutto per fiaccarne l'animo e distruggerne la dignità: dove cade uno se ne alzeranno cento. E presto o tardi saremo troppi anche per voi."

[Fine registrazione]



When I'm at the pearly gates
This will be on my videotape, my videotape
Mephistopheles is just beneath
And he's reaching up to grab me

This is one for the good days
And I have it all here in red, blue, green
In red, blue, green

You are my center when I spin away
Out of control on videotape, on videotape
On videotape, on videotape, on videotape

This is my way of saying goodbye
‘Cause I can't do it face to face
I'm talking to you before

No matter what happens now
You shouldn't be afraid
Because I know today has been
The most perfect day I've ever seen



martedì 26 marzo 2013

my own kind of blind faith

tomorrow will be kinder - the secret sisters

Quando mi arriva la notizia sul cortex pad, ho appena preso la jeep e sono costretta a fermarmi. Sono su uno sterrato buio e sento il gelo nelle ossa. Mi piego sul volante, provo a rimettermi dritta ma cado di nuovo in avanti. Non ho più forze. Qual è l'ultima cosa che le ho detto? Non me la ricordo, non ho più forze. E lui, non ci siamo visti più dopo che l'ho cacciato dalla nave, con Black. Qual è l'ultima cosa che ho detto a lui?

Non ci penso più. Butto giù tre antidolorifici e un zalepon, e di nuovo sono in grado di respirare. Vado al ranch, cerco una tale Radha, la trovo al primo colpo. E' una ragazzina dolce, che mi sorride e mi rassicura. Continua a farlo per tutto il tempo, come se non ci fosse una sola cosa che potrebbe andare male. Come se non fosse già andato tutto irrimediabilmente male. Faccio la sua sicurezza mia, e quando guardo John con la morte nel cuore, e Schmidt, e sento Hale soffrire e Edwards sorridermi amareggiata, punto i piedi per terra e lo dico a tutti: andrà bene. Fidatevi, andrà tutto bene. Lo dico come se lo sapessi: andrà tutto bene. Vi tirerò fuori da qui. 

I ain't leavin' no man behind.

Riporto la ragazza al ranch, la ringrazio, la pago, le faccio capire che abbiamo bisogno di discrezione, la ringrazio di nuovo. Lei dice di capire tutto, mi lascia il suo contatto ma non prende il mio, per sicurezza. Dietro l'aspetto calmo e innocente, vedo lo sguardo di una persona attenta, sveglia. Zio Sam avrebbe detto con le palle quadrate.

Quando torno al covo, parcheggio la jeep, faccio il pezzo a piedi, torna ad assalirmi. Fa male come un coltello al centro dello stomaco. Non ho più forze, vomito bile e cado per terra. Piango, e piango finché non sento i passi leggerissimi di Sharpe in esplorazione. Mi faccio trovare in piedi e dico di aver perso l'orientamento. Le dico che starò bene. Che staremo tutti bene.

Lo ripeto a tutti. Se continuo a dirlo, forse presto o tardi ci crederò anche io.

sabato 31 marzo 2012

my own kind of loneliness

"La tua vita deve essere un inferno, Jack Rooster"
"Non lo è. Non è un granché. Ma ho la mia gente, che siete voi. C'è a chi è andata peggio"

Nel momento esatto in cui le ho risposto, ho temuto di averle mentito. Non le avrei mentito se gliel'avessi detto tre mesi fa, forse. Quando il mio equipaggio era ancora mio, quando Jim era dei nostri e Blackbourne era ancora vivo, anche se lontano, nelle tenute a sud di Greenfield.

Mi piace Edwards. Mi piace che abbia deciso di combattere con noi nonostante abbia vent'anni, o qualcosa di più. Mi piace che non mi stia dando problemi, che mi abbia accolta anche se mi conosce a stento e ha conosciuto solo Scott come capitano. Mi piace anche Sterling, il suo odore di alcol, e questo Sam sembra uno poco sottile ma deciso sul dafarsi. Diventerò il loro capitano, prima o poi, ne sono sicura. E se non ne sono sicura lo devo comunque credere.

Ho portato la scimmia che ho comprato con Ed sulla Almost Home, poi sono andata al Crook Saloon a bere, sapendo che per le ore imediatamente future mi potrò semplicemente buttare sulla mia branda e farmela passare. Ho bevuto. Bevo ancora, qui accettano pesos, vale la pena.

Cole mi manca... quello di prima, intendo. Vorrei ascoltarlo, confrontarmi serenamente con lui sul lavoro, almeno, ma me lo rende impossibile. Ogni parola che dice, ogni occhiata, ogni tono che usa, sembra che la sua missione sia diventata quella di screditarmi, di farmi passare per un'idiota. L'ho detto ad Edwards: lasciandogli la Almost Home, gli ho lasciato tutto ciò che mi resta in questo fottuto 'Verse... a lui, a nessun'altro. Sapevo che sarebbe stato un buon capitano, che avrebbe portato le cose avanti, che non si sarebbe arreso. Mi sono fidata. Se c'è qualcuno di cui mi sono fidata, quella persona è stata Cole Scott.

Qualcuno mi bussa sulla spalla e mi chiede se voglio fare un giro. Poggio delicatamente lo shotgun sul tavolo e gli dico di togliersi dai coglioni senza neanche guardarlo in faccia. Nessuno mi bussa più sulla spalla, suppongo quindi che abbiano capito.

Per qualche motivo Cole Scott non mi ritiene degna della sua fiducia, però. Certe cose ti colpiscono come una sprangata in pieno petto, di quelle che ti fanno mancare il respiro e ti rompono le costole abbastanza da farti aver paura che le schegge buchino i polmoni. Quando lui mi ha detto che sono povera di idee e di inventiva mi sono sentita più o meno così, però presa alle spalle.

Gli uomini non li guardo, si somigliano tutti in questo posto. Tengo gli occhi sulle puttane, però. Indossano dei corpetti che fanno uscire tutto, e queste gonne a balze che sollevano di continuo, a scoperchiare le giarrettiere e gli aborti di una vita che si incrociano sui loro ventri.

Non voglio che stia zitto. Voglio che parli e che abbia il coraggio di alzare la fottuta testa quando lo fa, di guardarmi negli occhi. Ma non mi guarda negli occhi, mi dà solo addosso, e quando gli dico piantala di darmi addosso fa finta che gli abbia detto stai zitto, e sta zitto, e posso vedergli dentro tutto il biasimo, tutto il rancore che nutre nei miei confronti, e mi chiedo cosa ho fatto per meritarmelo. E' come avere un nemico che dorme accanto a te, che aspetta il tuo passo falso per dire che non sei adatta a ciò che fai. Mi ha detto avrai paura di me, Jack. Lì dove cercavo supporto, dove ricordavo amicizia, ho trovato qualcuno che invece vuole lo scontro, la competizione. Vuole che abbia paura di lui. Cole Scott vuole che abbia paura di lui.

Penso a questo e mi chiedo se sia solo un brutto incubo, uno ancora peggiore della mia vera vita. Cerco risposte nel fondo del bicchiere e, visto che non ne trovo, ordino un altro giro. Sally, così si chiama quella coi capelli biondi, canta una canzone sporca dalle ginocchia di un mercenario.

Non me l'aspettavo. Non mi aspettavo che Jim ci avrebbe tradito, andando a fare le stragi, a rubare al ranch e a dire a Donna Winter chi siamo. Non mi aspettavo di tornare e trovare Buck in una bara, non mi aspettavo che sarebbe stata Donna Winter a dirmelo. Non mi aspettavo che Cain sarebbe morto in guerra, non mi aspettavo che Scott andasse a lavorare per lei due settimane dopo la mia partenza e che mi odiasse due mesi dopo. Non mi aspettavo che Anne non volesse vedermi, che avesse cambiato nome a se stessa e al ragazzino. Quando tornai a Shadetrack, dopo la guerra, non mi aspettavo di vedere casa mia distrutta e la mia famiglia sei piedi sotto terra.

Quando ho comprato la Almost Home, non mi aspettavo che mi sarei sentita mai più così sola.

Con le canzonacce di Sally nelle orecchie, scolo un altro bicchiere senza neanche sentire più il bruciore nello stomaco. Rovescio i pochi soldi che mi restano sul tavolo, cercando di capire se sono abbastanza ricca da comprarmi un po' di compagnia.

mercoledì 28 marzo 2012

my own kind of oldest friend

Di persone buone in questo mondo io non ne ho conosciute tante. Anche io mi sforzo ogni tanto, ma poi m'incazzo facilmente e vengo alle mani presto. Ho un verme dentro, me lo diceva sempre John Cassidy.

Buck Blackbourne comunque era una di queste persone buone. La gente non ce la fa più a sentirmi, ma ogni volta che incontro uno nuovo gli racconto di come gli devo la salvezza della mia gamba destra, che tutti dicevano che bisognava amputare. Lui no: lui dei razionamenti degli antibiotici non gli fregava niente... mi conosceva appena, ma in quella guerra maledetta mi aveva preso a cuore, per qualche motivo per cui dovrei ancora ringraziare Dio. Quindi vado in giro a dire di come Buck Blackbourne mi ha salvato la vita.

Di Buck ricordo tante cose piccole. Ricordo il modo caldo e stretto in cui mi abbracciava, ricordo come mi guardava sempre da capo a piedi con quei suoi occhi attenti, cercando di capire sempre se stessi bene, in forze, neanche potesse leggermi addosso tutti gli acciacchi delle vecchie ferite, fisiche e morali.

L'ultima volta che l'ho visto ha fatto lo stesso: mi ha abbracciato fin quasi a sollevarmi da terra, poi mi ha guardata attento e mi ha chiesto come stavo. Era di passaggio, e io ero felice di vederlo.

La penultima volta che l'ho visto fu prima che partisse per le tenute di Mason a sud. Io ero arrabbiata per la brutta questione di quel prete luddista, che eravamo andati ad ammazzare e che poi si rivelò non aver commesso la strage al ranch. Io ero delusa, ed ero arrabbiata, perché avevo fatto un favore gratis a Donna Winter senza che servisse niente al ranch e a lui, mi sentivo stupida per non aver controllato, e gli dissi che era l'ultima volta. Ricordo di come si avvicinò a me a braccia aperte, come sempre, di come non gli andai incontro e lasciai le sue braccia vuote.

E' un brutto ricordo e faccio di tutto per togliermelo dalla testa. Ma ce l'ho piantato tra le tempie, così come ho piantata tra le tempie la sequenza che Donna Winter mi ha descritto, momento per momento, e che ha portato alla sua morte. Quando me l'ha detto ero confusa, non ragionavo bene. Sono andata via che mi sentivo barcollare, mi sono chiusa in un cesso dello skyplex e ho pensato bene di vomitare l'anima. Poi ho bevuto, ho vomitato un altro po' e sono andata a trovare la mia nave appena attraccata.

C'era Cole.

Non immaginavo avrebbe fatto i salti di gioia, ma speravo che fosse felice, in qualche modo. Mi ha buttato addosso il resoconto di due mesi e mezzo d'assenza, poi è andato a dormire. Pare lavori ad Hall Point, adesso.

Poi oggi ho incontrato Sterling a bordo, i suoi occhi verdi e il suo sorriso mi hanno fatto sentire bentornata per la prima volta da quando avevo messo piede sulla nave. C'è uno nuovo, un tale Sam Cooper. Abbiamo mangiato insieme, Scott si è rifiutato di sedersi con noi. Be', con me.

Ci ho parlato meglio stanotte, alla quercia nera. Volevo discutere di questo tale che si chiama Smith, dei tre avangers. L'abbiamo fatto, poi mi ha buttato addosso così tanta merda che mi sorprendo di riuscire ancora a respirare. Non ha una grande opinione di me, penso che un po' mi stia odiando. Forse dovevo restare dove stavo, farmi assegnare da Renshaw ad un altro equipaggio. Forse ha ragione lui e questo non è lavoro per me, non riesco a vedere le sottigliezze, a chiudere gli occhi e tapparmi il naso e fare affari con i miei nemici. Potrei sparire di nuovo senza avvisare, questa volta, non farmi più vedere. Sembra se la sia cavata bene con l'equipaggio, con il lavoro e... la guerra. Lasciargli tutto sarebbe un atto di onestà, una gentilezza verso di lui e gli altri.

Ho anche incontrato Deliorra Hopfkin. E' tornata al ranch, mi ha fatto venire una mezza idea di andare a dire a questa ragazza nuova se posso dare una mano, fare qualcosa ora che lui non c'è più. Tre mesi fa l'avrei pensato impossibile, o forse non l'avrei pensato affatto... ma Cole, lui si sta facendo un'altra vita. Forse dovrei farlo anche io, e avere una stanza dove dormire mentre sono a Greenfield, un posto dove stare quando non stiamo in viaggio, dell'altro lavoro da fare... magari mi aiuterebbe a non trovarmelo davanti ogni volta, a dover ripensare a quanto è sfasciato tutto quel poco di buono che avevo qui. A dover ripensare a lui che ribadisce come fosse qui mentre io non c'ero, come abbia ammazzato Gibbs mentre io non c'ero, come tutto sia andato bene finché io non c'ero, come io che ora ci sono sono povera di idee, arrogante, con i paraocchi.

Non lo so. So che ha ragione su una cosa.

Niente è come me lo aspettavo.

Buck Blackbourne è morto.

Mi affaccio sul ciglio del burrone, e tutto ciò che posso fare è avvolgerlo nel suo browncoat e gettargli una manciata di terra sopra.